E’ scandalo Carrier IQ, l’app che spia gli smartphone

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Carrier IQ

E’ scoppiato negli Stati Uniti lo scandalo Carrier IQ, dal nome di un rootkit creato dall’omonimo sviluppatore di software mobile e presente in milioni di smartphone Android, Nokia e BlackBerry in tutto il mondo. L’applicazione è utilizzata per verificare le prestazioni dei dispositivi, ma darebbe la possibilità alle case produttrici e alle compagnie telefoniche, tramite un’apposita API, addirittura di spiare tutte le operazioni compiute dall’utente, fino a conoscere ogni singolo tasto premuto.

A far esplodere il caso è stato un video di 17 minuti registrato e pubblicato su YouTube nei giorni scorsi dal ricercatore di sicurezza del Connecticut Trevor Eckhart. Quest’ultimo sostiene che il software tracci la location del dispositivo, anche quando i servizi di geolocalizzazione sono disabilitati dal proprietario, e registri ciascun tasto premuto dall’utente, ciascuna ricerca e ciascun messaggio inviato e ricevuto. Per dimostrarlo, Eckhart ha digitato un messaggio con la scritta ‘Hello World!’, che pochi istanti dopo è apparso nel registro dell’applicazione Carrier IQ.

Le accuse hanno quindi portato all’apertura di due cause legali: la prima giovedì scorso nella Corte Distrettuale del Missouri contro Carrier IQ e HTC, per aver ‘illegalmente intercettato comunicazioni da telefoni privati’ e la seconda in California, che riguarda anche la Samsung, per aver violato ‘il Federal Wiretap Act e l’Unfair Business Practice Act’. Ma ad essere coinvolti non sono solo i produttori di smartphone Android (anche se Google sostiene che il suo sistema operativo sia ‘pulito’ proprio grazie alla sua natura open source). La stessa Apple, infatti, ammette di aver utilizzato questo rootkit in modalità diagnostica nei propri sistemi operativi precedenti all’attuale iOS 5, sollevando così dubbi sulla privacy dell’iPhone. La Microsoft, accusata in passato di tracciare i movimenti dei propri clienti, non avrebbe invece mai utilizzato questa applicazione.

La diretta interessata, naturalmente, respinge al mittente tutte le accuse. ‘Il nostro software non registra, memorizza né trasmette il contenuto degli SMS, delle email, delle fotografie, degli audio o dei video,’ dichiara un comunicato ufficiale, precidando che il loro programma è ‘progettato per aiutare i provider mobile a diagnosticare problemi critici che portano a perdita di chiamate e consumi eccessivi della batteria’. Non si occuperebbero dunque di tracciare gli utenti o le loro operazioni, né tantomeno venderebbero informazioni personali a terze parti. Dove sta la verità? La parola passa al tribunale.

mar 06/12/2011 da Fabrizio Corgnati in Privacy.

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cellulare spia
cellulare spia 31 dicembre 2011, 19:34
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Dal punto di vista della privacy, con il tempo e l’aumentare della complessità dei sistemi operativi, le cose sono solo destinate a peggiorare.

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