Steve Jobs: Flash è senza futuro

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Steve Jobs

Non si sa quale sia realmente la molla che fa schizzare in piedi Steve Jobs, sta di fatto che la sua acredine nei confronti della piattaforma Flash di Adobe non accenna minimamente a placarsi, nonostante il passare del tempo e le aperture distensive provenienti dalla software house californiana, come dimostrano le recentissime dichiarazioni rilasciate nel corso di una riunione a porte chiuse avvenuta in questi giorni.

La dimostrazione, ancora una volta, l’ha data ‘in privato‘ nel corso di una riunione con i supremi capi della testata Wall Street Journal, di proprietà del magnate Rupert Murdoch, rilasciando dichiarazioni a dir poco al vetriolo sulla piattaforma di Adobe, definita come ‘il male per le CPU e le batterie‘, calcando la mano in particolare in merito alle domande ed ai dubbi espressi circa la decisione da parte della casa di Cupertino di tagliare nettamente i ponti con il software Adobe con il nuovo iPad.

Laconica, e sempre piccata, la risposta, secondo cui ‘con il supporto a Flash la batteria di iPad sarebbe durata meno di due ore, altro che le 10 ore di autonomia che abbiamo ottenuto‘, rincarando la dose con la constatazione che Apple non intende investire denaro e tempo in applicazioni e tecnologie già morte o senza futuro, con un evidentissima allusione al software targato Adobe.
Tutto sommato quindi una risposta in linea con quanto affermato nelle scorse settimane, sebbene decisamente più netta e colorita, tuttavia l’esuberante CEO di Apple in tutto questo sembra essere incappato in una strada piuttosto sconnessa, andando in pratica a dire agli uomini del WSJ, che dovrebbero realizzare contenuti ad hoc per il nuovo iPad, di rivoluzionare il proprio portale, che fa ampissimo uso di Flash, in favore di altre piattaforme come Javascript, HTML 5 e video in H.264.

La sensazione, assai diffusa tra i netizens, è che forse il successo smodato sotto il profilo mediatico ottenuto da Apple in questi anni cominci a dare inattesi frutti, con alcuni che parlano di megalomania ed altri di antipatica arroganza, accostando il comportamento della casa di Cupertino e dei suoi vertici a quello della Microsoft di alcuni anni fa, che secondo alcuni aveva perso contatto con la realtà a causa del suo ‘gigantismo‘.

E’ davvero così? Possibile che improvvisamente uomini navigati ed esperti, che ottengono successi nel settore da anni, si siano ‘montati la testa‘ in preda a deliri di onnipotenza? O, più semplicemente, ci sono altre ragioni dietro alle mosse di Apple e del suo CEO, magari riconducibili alla magica parolina ‘marketing‘?

dom 21/02/2010 da Andrea Garroni

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