Nato a San Francisco nel 1955, Steve Jobs è cresciuto nei pressi di Cupertino, in California. Dopo aver studiato al Reed College di Portland per un semestre (e avendo assistito gratis alle lezioni per molti altri), Jobs fu assunto alla Atari come progettista di circuiti. Nel 1976, fondò la Apple insieme a Steve Wozniak. I due giovani iniziarono con poche migliaia di dollari in contanti e la voglia di cambiare il mondo. Nel corso degli ultimi 35 anni, l’azienda e Jobs ci sono riusciti: o, quantomeno, a cambiare l’industria dell’informatica, della musica, del cinema e dei dispositivi mobile come li conosciamo.
La Apple mise in vendita il suo primo prodotto di massa, l’Apple II, nel 1976. Un modello che aiutò ad accendere quella che sarebbe diventata la ‘rivoluzione del personal computer’ e avrebbe lanciato sotto i riflettori il carismatico Jobs. Quando la IBM presentò il suo primo PC nel 1981 e la Commodore il Commodore 64 l’anno successivo, la Apple era già al lavoro per realizzare un prodotto che avrebbe cementato la posizione della Apple nella storia dei computer, il Macintosh. Introdotto al mondo con uno spot televisivo durante il Super Bowl diretto da Ridley Scott, il Macintosh aiutò a fissare gli standard per il paradigma dei personal computer del decennio successivo.
Jobs fu costretto a lasciare la Apple nel 1985 per contrasti riguardo alla visione, allo stile e all’atteggiamento dell’azienda. All’epoca, fu definito da molti addetti ai lavori e dalla stampa specializzata come una spina nel fianco: era Wozniak, non Jobs, secondo loro, il vero innovatore della Apple. Nel decennio seguente, Jobs fu lontano dal palcoscenico. Bill Gates divenne il volto dell’industria e la notizia tecnologica degli anni ‘90 fu la crescita della Microsoft. Sarebbe stata Microsoft, non Apple, a sfidare IBM.
Intanto, Jobs insieme ad alcuni suoi ex dipendenti, con un buon finanziamento, fondò NeXT, un’azienda che avrebbe realizzato software e hardware di ottima qualità, ma senza riuscire ad ottenere un grande impatto sull’industria. Il vero successo di Jobs nella prima metà degli anni ‘90 non fu però l’industria informatica, ma quella del cinema. Pixar, un piccolo studio di animazione da lui acquisito nel 1986, dall’oscurità divenne un vero fenomeno dopo l’uscita di Toy Story nel 1995. Fu la Pixar a rendere Jobs un uomo molto ricco.
A fine 1996, Jobs avvicinò la Apple per discutere l’acquisto di NeXT: alla sua ex azienda serviva un sistema operativo e la NeXT ne aveva uno, NeXTSTEP. Giusto il tempo di tornare alla Apple che, in pochi mesi, Jobs assunse il ruolo di amministratore delegato a interim. Fu a questo punto che lo Steve Jobs come lo conosciamo oggi iniziò a prendere forma. Dal 1997 all’agosto 2011, Jobs fu amministratore delegato della Apple, presidiando il più grande secondo e terzo atto nella storia del business.
Sotto la sua tutela come amministratore delegato, la Apple non solo tornò dalla soglia della bancarotta all’attivo, ma prodotti come iMac, iPod, iPhone e iPad hanno da soli cambiato il panorama dell’elettronica di consumo e dell’informatica. Nell’agosto 2004, Jobs rivelò di aver subito un intervento chirurgico per rimuovere un tumore al pancreas, prendendosi un mese di pausa per recuperare dall’operazione e tornando al lavoro nel settembre 2004.
Nei sette anni successivi, Jobs avrebbe smentito le voci riguardo alla sua salute. Nel giugno 2008, il suo aspetto fortemente dimagrito alla WWDC sollevò domande sul suo stato di forma. Nel gennaio 2009, Jobs si mise in malattia per sei mesi per un problema di ‘deficienza di ormoni’. Più tardi si sarebbe saputo che Jobs fu sottoposto ad un trapianto di fegato nell’aprile 2009, prima di tornare al lavoro nel giugno successivo.
Jobs sarebbe rimasto amministratore delegato della Apple fino al gennaio 2011, quando si prese un’ulteriore pausa per ‘concentrarsi sulla salute’. Steve Jobs lascia sua moglie Laurene e la sua famiglia.
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