Prodotti tecnologici, nomi ridicoli ed assurdi ma reali

Le grandi case costruttrici di prodotti tecnologici non passano il loro tempo solo a studiare nuovi schermi, sistemi operativi, processori o pulsanti. Una delle scelte più importanti per poterli vendere con successo, infatti, è quella del nome. In ogni grande azienda esistono degli interi comparti della divisione marketing che hanno lo scopo di battezzare i prodotti. Alcuni nomi si rivelano particolarmente riusciti, tanto da entrare nell’immaginario comune: pensiamo alla videocamera Flip, al TiVo, al Motorola Razr o al Palm Pilot. Questa volta, però, ci occupiamo degli errori: i nomi peggiori e più ridicoli attribuiti ai gadget tecnologici a recente memoria.
Sarà un caso, ma la maggior parte dei prodotti che elencheremo sono stati in effetti dei fallimenti sul mercato, forse proprio per colpa del nome. Ci siamo fermati a venti prodotti: l’elenco completo avrebbe richiesto un libro intero!
1. iBeat Blaxx

Gli esperti non hanno dubbi: questo è indubbiamente il nome più idiota mai concepito per un prodotto tecnologico. Basta dirlo per rendersi conto dell’effetto: una via di mezzo tra una linguaccia e un’espressione di disgusto. Ma, in inglese, è peggio ancora: si legge come ‘I beat blacks’, ovvero: picchio i neri! Si trattava di un media player realizzato da un piccolo produttore di Lorsch, in Germania (l’ex Silicon Valley del terzo Reich), la TrekStore. Forse non si erano resi conto del significato in una lingua straniera… Di sicuro, il responsabile del brand development, David Duke, perse il posto per questo errore, e successivamente il prodotto venne ribattezzato TrekStore Blaxx. Che era solo leggermente spiacevole.
2. Olympus m:robe

Per i tanti che non lo ricordano, si trattava di una gamma di player audio-video portatili. Il nome doveva essere un’abbreviazione di music wardrobe (guardaroba musicale), ma la parola ‘robe’, anche in italiano, evoca tutt’altro. Se poi pensate che il software proprietario di trasferimento file che utilizzava si chiamava m:trip… La Olympus, da allora, è uscita dal business dei media player, forse temendo un’accusa per spaccio di stupefacenti!
3. Pentax *ist

Si pronuncia solo ‘ist’, ma con davanti un asterisco nel suo classico significato del DOS, perchè a loro piaceva così. L’idea era quella che l’asterisco poteva significare una qualsiasi delle vostre passioni: artista, botanista, naturista o… anestetista. Quest’ultima, in particolare, si è rivelata molto adatta, visto che il prodotto è stato messo a dormire a fine 2006.
4. Samsung Smiley

Proprio così Smiley. La Samsung marchiò questo prodotto sia con la parola che con l’emoticon, cercando di posizionarlo sul mercato come il telefono sorridente e chiedendosi: che cosa vi renderà felici? La risposta dei clienti? Ci renderà felici la sua eliminazione dal mercato!
5. Cool-er

Quando si tratta di dare il nome a un prodotto, la prima regola è quella di saper leggere i movimenti della società. Dunque, bisogna evitare accuratamente di auto-nominarsi cool, se non si è un rapper. Ma il lettore Cool-er non l’ha rispettata. Oltretutto, non si trattava affatto di un lettore cool, ma solo di una versione low-cost e di seconda scelta del Kindle e dell’iPad. Forse sarebbe stato più opportuno chiamarlo ‘unoriginal-er’.
6. Cuil

La stessa identica regola è stata infranta dal Cuil, un motore di ricerca che sosteneva di fare le stesse cose di Google, ma più rapidamente e meglio. Questo è un esempio classico dei nomi che, secondo gli addetti ai lavori, hanno bisogno di un ‘pronunciatore’: mai scendere sul mercato con un nome così. Al di là delle poco piacevoli assonanze con la lingua italiana, c’era chi lo intendeva come lo sperato cool, chi lo pronunciava quill (come il calamaio, non certo un esempio di tecnologia innovativa) e chi semplicemente cull, ovvero eliminato. E così è finita.
7. iMuffs

Era semplicemente una cuffia Bluetooth, ma vi sfidiamo a capirlo dal nome. Nel migliore dei sensi, in inglese ‘muff’ significa fiasco (un’ottima maniera per portarsi sfortuna da soli). Nel peggiore, è un termine gergale per indicare una specifica parte del corpo della donna. Sì, quella.
8. Tivoli iYiYi

La più sofisticata radio da tavolo con dock per iPod: è più facile da pronunciare o da scrivere la sua descrizione che il suo nome. Si chiama proprio iYiYi: tre ‘i’ e due ‘Y’, entrambe maiuscole. Dobbiamo dire altro?
9. Asus Eee PC

Tre ‘e’ di fila non bastano per fare un bel nome come Asus Eee PC. Eee è semplicemente impossibile tanto da pronunciare quanto da scrivere.
10. Cisco Cius

Il tablet della Cisco per il mercato business doveva essere pronunciato see-us (ovvero: vediamoci). Ma alcuni lo pronunciano piuttosto come ‘tschuess’, che in tedesco significa addio.
11. Chestnut Hill Sound George

A parte il nome, questo sistema audio digitale da scrivania per iPod sembrava un buon accessorio per iPod, dotato anche di un telecomando con la stessa interfaccia del player della Apple. Il brand, però, era completamente incomprensibile: qualcuno ricorda uno dei rappresentanti dell’azienda balbettare qualcosa sul fatto che fosse il primo del suo tipo e che avesse a che fare con George Washington.
12. Casio GzOne

La linea di telefonini estremi della Casio GzOne (con l’accento sulla z) dà una lezione sui rischi di giocare con il tasto Caps Lock della tastiera!
13. Sony Qriocity

Un altro nome impronunciabile e incomprensibile, per il servizio di streaming di film e musica della Sony. Di certo non il brand adatto per creare ‘curiosity’.
14. Gizmondo

Il Gizmondo era una consolle di gioco portatile che non è mai apparsa davvero sul mercato, ma ha trascorso molto tempo sui tavoli delle fiere specializzate, insieme a una serie di modelle abbigliate con le magliette che portavano lo stesso marchio.
15. Honda Asimo

Si potrà anche trattare di uno dei robot più avanzati del mondo, ma il nome sembra un po’ troppo mostruoso. In realtà, Asimo è un acronimo che sta per Advanced Step in Innovative Mobility (passo avanzato nella mobilità innovativa). Siamo sicuri che la traduzione in giapponese sia molto più facile da dire…
16. Plastic Logic Que

Que, in inglese, si pronuncia come ”queue”, ovvero la coda. Alcuni ci si erano messi, in coda (almeno online) per preordinare questo e-reader. Ma non l’hanno mai avuto, semplicemente perchè non è mai stato lanciato sul mercato.
17. Sony Location-Free TV

Il suo concorrente, la Slingbox, che permetteva di guardare la televisione anche fuori di casa, ebbe in realtà un certo successo. Ma della versione della Sony, chiamata Location-Free TV (televisione senza locazione) non si può dire lo stesso: il marchio non aveva alcun senso.
18. Sony Muteki

Non ce l’abbiamo con la Sony: il motivo per cui così tanti dei loro prodotti si sono guadagnati un posto in lista è solo che il gigante nipponico produce effettivamente tantissimi gadget. Questo, in particolare, era uno stereo: non siamo sicuri di che cosa volesse significare il termine Muteki, ma suonava più o meno come ‘mutant tech’, tecnologia mutante. Se era questo che volevate evocare, bravi!
19. Apple Ping

Anche la Apple sbaglia, di tanto in tanto… e così il Ping si merita un posto nella nostra lista.
20. Sony Rolly
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Rolly è un robottino che riproduce file musicali e nel frattempo balla la break dance: piuttosto carino da vedere in azione, almeno le prime volte. Il nome, a onor del vero, non è così terribile come molti altri che abbiamo inserito in questa lista, ma non è mai stato così chiaro come pronunciarlo.
mer 27/04/2011 da Fabrizio Corgnati
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