
In queste ultime ore è emersa con grande fragore la vicenda che vede coinvolta la Blues Destiny Recrords, piccola casa discografica statunitense, che punta il dito contro casa Windows e contro l’azienda di Mountain View, scagliandosi contro i due colossi del search online e contro il P2P: Google e Bing aiutano il file sharing?
E’ questa l’accusa formulata dai legali di BDR presso la Corte del Distretto Nord della California, con tanto di denuncia per ben tre entità chiamate in causa: Microsoft, Google e Rapidshare, il discusso servizio di storage online recentemente sorvegliato e filtrato in Germania ed al centro dell’attenzione dei persecutori del file sharing.
La piccola casa discografica ha infatti accusato i due colossi americani di ‘favorire la diffusione di materiale illegale coperto da copyright, indicizzando i contenuti presenti su Rapidshare’, implicando ovviamente la colpevolezza di questo servizio offerto dai due search engine e del servizio di storage online.
L’accusa, corredata da tre denunce, è piuttosto pesante e, sebbene riguardi essenzialmente il fenomeno del P2P, sembra essere una vera e propria crociata a favore del Digital Millennium Copyright Act, che obbliga in questo caso i search engine a rimuovere determinati contenuti dietro segnalazione da parte dei detentori dei diritti d’uso commerciale. Una rimozione effettuata da Bing e dal suo staff, procedura a cui non avrebbe aderito Google, che, stando a quanto riportato dall’accusa, avrebbe ignorato ben diciassette segnalazioni provenienti dalla Blues Destiny Recrords.
Sarà ovviamente il tribunale a stabilire se queste ‘lettere d’amore’ tra la casa discografica, Microsoft, il creatore di Chrome e Rapidshare, abbiano un valore effettivo da un punto di vista legale e quali eventuali conseguenze potranno avere, tuttavia sono non poche le perplessità sull’argomento del P2P che circolano in rete in merito sull’accusa portata avanti: sebbene si tratti infatti di diffusione di materiale illegale, assolutamente da rimuovere, è giusto accusare tre aziende che, vista la portata del fenomeno del file sharing, si trovano a fronteggiare qualcosa di così vasto e, per alcuni, incontrollabile?
Condividi questo articolo con i tuoi amici di Facebook