
Megaupload e Megavideo sono i due servizi di file sharing più utilizzati al mondo per condividere grossi file. L’FBI ha lanciato una massiccia operazione che si è conclusa con la chiusura dei due siti e con l’arresto del fondatore, Kim Schmitz, e di tre suoi collaboratori, tutti finiti nelle carceri neoelandesi.
Il proprietario dei siti Megaupload, Megavideo, Megarotic/Megaporn/Cum.com, Megaclick, Megapix e tanti altri è, come già dettto, in custodia da ieri, 19 gennaio 2012 e rischia 50 anni di carcere.
Inaspettatamente sono arrivati gli arresti e le pesanti accuse, che non riguardano solo le ripetute violazioni di copyright ma anche riciclaggio di denaro. A quanto pare i suddetti siti racimolavano notevoli proventi con account a pagamento e pubblicità, e talvolta incoraggiavano le violazioni, ricompensando in moneta chi condivideva file.
Mentre è ancora in corso la protesta di Internet contro le leggi SOPA e PIPA, parte un altro tipo di oscuramento: quello dei domini sequestrati a Kimble, con i ’sigilli’ digitali dell’agenzia federale americana in homepage.
L’operazione ha prevedibilmente scatenato le ire del gruppo Anonymous, ma quello che non potevamo immaginare era la portata della reazione che ha visto gli hacker lanciare una massiccia offensiva via web contro i siti della Giustizia statunitense, della casa discografica Universal, della Recording Industry Association of America (Riaa) e della Motion Picture Association of America (Mpaa). Anonymous dichiara l’ingiustizia della legge che non persegue gli uploader di materiale illecito, ma i network. Ma perseguire milioni di persone sarebbe probabilmente improponibile.
Nonostante ciò, a quanto pare, Megaupload avrebbe già avviato le pratiche per riorganizzare le proprie attività. Un nuovo dominio, qualche tempo per il ripristino dei contatti e quindi il rientro a pieno regime.
Il sito si cela dietro il nuovo dominio 109.236.83.66, che, attualmente, rimarrà numerico per evitare il phishing. La dichiarazione di intenti è chiara: ‘Questo è il nuovo sito Megaupload! Stiamo lavorando per tornare nuovamente operativi’.
Al momento la richiesta è quella del passaparola tramite i social network per diffondere rapidamente il nuovo punto di riferimento.
Non è ancora chiaro se si tratti di una bufala o meno, non ci resterà che attendere per seguire glis volgimenti della vicenda.
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