Equo compenso, i prezzi aumentano

In molti ricorderanno la vicenda del famoso equo compenso, la tassa che la SIAE ha preteso dallo stato per riempire nuovamente le proprie casse per la vicenda delle copie private ad uso personale.
Questa tassa, che viene semplicemente definita dalla SIAE come ‘equo compenso‘, va di fatto a gravare sulle tasche degli italiani che, qualora dovessero acquistare qualsiasi dispositivo o supporto dotato di memoria di archiviazione, si vedranno presentare uno scontrino ‘gonfiato‘ rispetto al recente passato.
DVD, CD, chiavette USB, schede di memoria, hard disk e chi ne ha più ne metta: sono solo alcuni dei dispositivi che vedranno nel corso dei prossimi giorni l’aumento dei prezzi di diversi euro e che a fine mese andranno inevitabilmente a farsi sentire sul conto in banca di tutti gli italiani che acquisteranno prodotti dotati di memoria.
Il primo esempio è purtroppo già divenuto realtà, con Apple che è stata costretta ad aumentare i prezzi degli iPod, i famosi lettori MP3 che hanno rivoluzionato il mercato. Piccoli aumenti che, se cumulati, fanno un bel gruzzolo che a conti fatti non è sempre un ‘compenso‘ giustificabile.
Prendendo infatti ad esempio proprio gli iPod viene spontaneo domandarsi dove sia il compenso per la copia privata, visto che gli MP3 che vengono salvati sul PC e sull’iPod, già sottoposti a tasse, non possono essere certamente esportati su altri lettori MP3 o computer, in quanto legati direttamente alla copia di iTunes installata ed associata al lettore MP3 di Cupertino.
Un discorso che potrebbe essere ad esempio esteso alle memory card per le fotocamere digitali e per i cellulari, che non è necessariamente detto servano a copiare chissà quali tipologie di contenuti protette dai diritti d’autore. Di fatto oggi tassare un cellulare in base al cosiddetto ‘equo compenso’ potrebbe indirettamente significare che si spinge il consumatore a ‘pagare i diritti’ anche sui video ripresi con un comune smartphone. Un pagamento doppio, se si possiede un cellulare con una scheda di memoria.
E’ giusto questo ‘equo compenso‘? Altroconsumo ed Andec pensano di no e la prima ha già presentato un ricorso alla Commissione Europea, visto il diffuso timore che il Decreto Bondi, che introduce il concetto di ‘equo compenso‘, possa affossare le vendite di determinate tipologie di prodotti a cominciare dai dispositivi con grandi quantità di gigabyte come gli hard disk, le console ed i computer, che arriverebbero a costare decine di euro in più rispetto ai prezzi attualmente praticati dai rivenditori.
La speranza è che le cose vadano diversamente rispetto al solito e che, una volta tanto, siano gli acquirenti che fanno muovere il mercato a non rimetterci.
ven 26/03/2010 da Andrea Garroni
Bien por tu voto a EQUO.Yo tambie9n estoy pendiente de dicha fomarcif3n, es importante que exista un partido verde con peso en este pais, al igual que en Europa, y si encima este1n alineados mejor que mejor
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E a chi vanno gli “equi compensi” degli autori che non sono iscritti alla SIAE?
Io non sono iscritto alla SIAE. E non intendo farlo a meno che non diventi obbligatorio per legge, ma se dovesse succedere una cosa del genere l’Italia sarebbe in contravvenzione rispetto alla convenzione di Berna, alla quale aderisce, e alle estensioni della stessa proposte dalle direttive Europee.
Se pubblico una mia opera, i cittadini, pagando l’equo compenso su computers, chiavette USB, memory cards, CD, DVD, dispositivi mobile, …, pagano anche il sottoscritto (in base a quanto scritto sulla legge 633 del 22 aprile 1941 e successive modifiche). L’equo compenso quindi, sono i soldi degli autori.
Come mai allora io non ricevo un centesimo dalla SIAE o da chi per essa?